Orto dei Tu'ratL’Orto dei Tu’rat, deriva il suo nome dalla componente agricola del contesto in cui si trova, dai requisiti di naturalità e funzionalità ecologica delle sistemazioni e delle attività previste dal progetto e dalla imponente presenza sul sito di strutture in pietra a forma di mezzaluna denominate TU’RAT che hanno una funzione di condensatori di umidità atmosferica.

Le “mezzelune fertili” rappresentano un condensato di millenni di fatica e cura del mondo tradotti in forme architettoniche e utilizzando la conoscenza sul ciclo naturale dell’acqua e le sue interazioni con le pietre.

Il progetto intende generare spazi dove il confine tra arte, ecologia del paesaggio, biodiversità, identità storica e paesaggistica dei luoghi si fa labile e indistinto.

Mino Specolizzi è l’ideatore di questo progetto. Da diversi anni sta pensando e studiando a questo progetto delle “mezzelune fertili”, adesso che si comincia a concretizzare, ha deciso che è venuto il momento di farlo conoscere. Con lui ne parliamo in una lunga chiacchierata che sintetizziamo.

Iniziamo con una frase che sta nel testo di presentazione dell’Orto dei Tu’rat:C’è uno sguardo che si colloca a mezza via tra l’idea e la sua realizzazione. E’ quello che imprime sulla terra un punto di vista ‘altro’, una capacità magica di mischiare le carte fino a dirsi tra se e sé che qualcosa della propria proiezione sta diventando irreversibile”.

Oltre a questo approccio filosofico, come si materializza concretamente il vostro progetto e qual è la storia alla base di questo lungo e intrigante viaggio che avete intrapreso?Circa due estati fa, verso la fine delle vacanze, sistemai alcuni blocchi di pietra calcarea in un terreno di mia proprietà in Salento, pensai che in mia assenza sarebbero state quelle pietre a sorvegliare la terra. Mesi dopo, mi fu spiegato che avevo costruito una “costellazione famigliare”. L’idea di realizzare delle strutture megalitiche che ridessero “identità” ad un terreno arso dal sole e non più coltivato, fu il passo successivo, conoscevo la forma delle strutture e l’uso che ne era stato fatto in tempi molto remoti. Con la collaborazione di un amico scenografo posizionammo su carta queste enormi mezzelune, già sulla carta era un’idea che muoveva energia come un vulcano in eruzione, non vedevo l’ora di vederle realizzate e di lì a poco presi una grande decisione, invitai lo scenografo a fare un sopralluogo in Salento perché sentisse, insieme a me, forza di quella terra e ne toccasse con i propri sensi gli odori la luce e i colori. Circa due mesi dopo lo invitai nuovamente perché assistesse all’inizio dei lavori di realizzazione. Intanto una banca mi aveva accordato un piccolo finanziamento grazie al quale mi trovai nella condizione di poter realizzare le dodici mezzelune che oggi sono presenti nel parco”.

Progetto Orto dei Tu'rat: come spremere acqua dalle pietre.

Dopo di ché, come hai proseguito?Terminata la costruzione delle dodici lune ho capito però che da solo non potevo farcela, avevo bisogno della collaborazione di altri e così, grazie al coinvolgimento di alcuni amici tra cui due agronomi, fu messo a punto il progetto di impiantare intorno alle mezze lune un orto botanico la cui funzione principe è quella di dimostrare che è possibile far crescere le piante e gli alberi con il solo ricorso all’approviggionamento piovoso e allo sfruttamento dei venti umidi della costa jonica e le nebbie. Su questi spunti e riflessioni è nata, all’inizio del 2008, l’associazione culturale “Orto dei tu’rat”, con l’intento di supportare un progetto la cui anima è rappresentata nella scommessa che i venti umidi diventino acqua. L’idea primogenita del progetto trae la sua linea guida da una tecnica idraulica che si perde nella notte dei tempi che in sé precede la stessa presenza dell’uomo sulla terra. I venti umidi hanno il loro maggior successo durante le stagioni intermedie, quali fine estate autunno/inverno inizio primavera, conoscevamo il loro percorso nel Salento e due sono fondamentali e cioè il Libeccio e lo Scirocco. La forma e l’orientamento delle mezze lune in pietra a secco che avevo realizzato era studiato in modo tale da consentire una raccolta dell’umidità presente in questi venti, in modo tale da attuare un ‘irrigazione senza apporto meccanico e consentire di realizzare un orto botanico con tutte le specie autoctone e naturalizzate del Salento”.

www.ortodeiturat.it

Gli animali entrano in classe! Un percorso didattico - educativo attraverso un progetto realizzato nella scuola elementare "Italo Calvino" di ALLISTE. Cosa mangia il coniglietto "testa di leone"? Dove vive una tartaruga? Un pappagallino deve essere tenuto libero o in gabbia? Sono queste alcune delle domande a cui intende rispondere “Animali in classe”, il progetto di zooantropologia didattica realizzato nell’ambito di una collaborazione tra la scuola, il Piccolo Zoo (di Borrega Vincenzo - TAVIANO) e l’associazione Salento Open Source, rivolto ai bambini delle scuole elementari di Alliste e Felline.

L’obiettivo di “Animali in classe” è stato quello di educare i bambini alla conoscenza e al rispetto dei più diffusi animali domestici. Le lezioni sono state suddivise in una prima fase di spiegazione teorica ed in una seconda fase di interazione diretta con i piccoli amici animali, attraverso giochi, esempi, racconti di esperti per spiegare ai bambini come ci si deve comportare con queste piccole creature, cosa mangiano, come devono essere curati e protetti.

Da diversi anni nelle scuole italiane vengono promossi dei progetti di attività assistita con animali da compagnia che vanno dalla presenza continua o saltuaria degli animali in classe, ad attività che favoriscono l'accudimento di animali a interventi psicopedagogici individualizzati.

Cani, gatti, cavalli, uccellini, pesci rossi, porcellini d'India, coniglietti, tartarughe, sono impiegati con successo per rispondere alle molteplici esigenze dei ragazzi; in particolare a quello fondamentale di amare e di essere amati, offrono una relazione privilegiata, intensa, priva di giudizio e carica di emozioni.

Questa relazione genera uno stato di benessere che stimola e facilita l'attività cognitiva e la comunicazione. La presenza di un animale in classe rappresenta un'opportunità per imparare e crescere insieme.

Usare software libero significa fare una scelta politica ed etica, affermando il nostro diritto ad imparare e a condividere con gli altri ciò che abbiamo imparato.

Il software libero è divenuto base di una società dell'apprendimento, in cui condividiamo le nostre conoscenze in modo che altri possano svilupparle e goderne.

Molti, attualmente, usano software proprietario che nega agli utenti queste libertà e questi benefici. Se facciamo una copia e la diamo ad un amico, se cerchiamo di capire come funziona il programma, se ne installiamo più copie sui diversi computer che abbiamo in casa, rischiamo di essere individuati e multati o di finire in prigione.

Questo è ciò che c'è scritto in piccolo nell'accordo di licenza che accettiamo nell'usare software proprietario.

Le aziende che operano col software proprietario spesso spieranno le vostre attività e vi limiteranno nella condivisione con gli altri. E siccome i nostri computer gestiscono molti dei nostri dati personali e delle nostre attività quotidiane, il software proprietario rappresenta un pericolo inaccettabile per una società libera.

Cosa accadrebbe se ci fosse un gruppo mondiale di programmatori “etici” e di talento che volontariamente si impegnano per scrivere software condividendolo fra loro e con chiunque altro accetti di condividere allo stesso modo? Cosa accadrebbe se chiunque, anche senza dover essere esperto di computer o senza saper tutto di programmazione, potesse essere parte di questa comunità beneficiandone allo stesso tempo?

Non dovremmo avere paura di copiare un programma utile ad un nostro amico: perché non staremmo facendo niente di sbagliato. In realtà, un tale movimento esiste e tu puoi farne parte.

http://www.fsf.org/

Il Linux Day è una manifestazione italiana che ha lo scopo di promuovere il sistema operativo GNU/Linux e il software libero, e consiste in un insieme di eventi contemporanei organizzati in diverse città italiane.

Il Linux Day è promosso e organizzato dai LUG italiani. La Italian Linux Society (ILS) ne stabilisce la data e, a volte, fornisce vario materiale informativo. La responsabilità dei singoli eventi locali è lasciata ai rispettivi gruppi organizzatori, che hanno libertà di scelta per quanto riguarda i dettagli delle iniziative locali, nel rispetto delle linee guida generali definite da ILS.

Quest'anno a Lecce è stata organizzata dal SaLUG in collaborazione con Salento Open Source.

Autore, Riprese e Montaggio Video: Valentina Maniglia

Riesci ad immaginarti un mondo in cui non sei tu che ti adatti ai programmi, ma sono i programmi che si adattano a te? Un mondo in cui non sei vincolato ad aggiornare un software solo perché ti viene proposto o imposto? O ancora un mondo in cui non sei praticamente costretto a cambiare un PC ogni due anni?

Il mondo del Software Libero porta con sé un mare di potenzialità: ciò significa che, se solo tu lo vorrai, potrai fare moltissime cose che altrimenti non potresti fare. E se non lo vorrai ... non ti preoccupare, nessuno ti obbliga: sei comunque libero di usare Software Libero!

Adottare il Software Libero al posto di quello proprietario è un intento assolutamente realizzabile. Utilizzare Linux e Software Libero non deve essere un punto di arrivo, ma l'inizio di nuove esperienze.

In questo cammino scopriremo le origini del Software Libero e del sistema GNU/Linux, le possibili vie per l'adozione, i Linux Users Groups e le applicazioni libere più diffuse e potenti. Ma quello che è importante è la voglia di condividere le proprie esperienze. Non si tratta di tecnicismi: si tratta di poter condividere, di poter studiare, di poter ricercare, di poter lavorare, di poter progredire.

Tratto da Vademecum Linux Day.

Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana.

Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.

Quando gli fu dato il segnale per partire, ...tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.

Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero "UBUNTU", come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?"

UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: "Io sono perché noi siamo”.